di Maurizio Sorbello (Psicoterapeuta e Medico Chirurgo)
Con il termine inglese abductions
sono comunemente indicati i rapimenti
o sequestri da UFO. Com’era logico
attendersi, la comunità scientifica e l’ufologia, negli ultimi 30
anni, sono spesso venute ai “ferri corti” su tale tematica, con scambio
di reciproche accuse. Il presente lavoro non ha certo la pretesa di porre
la parola “fine” su tale fenomeno, ma semplicemente di fare un po’ di chiarezza
attraverso una serena e obiettiva analisi dei dati clinici e psicologici
in nostro possesso.
Lo scrivente è fiero di essere
sia un elemento della scienza ufficiale che un appassionato studioso di
ufologia; non si è mai sentito in conflitto, né obbligato
ad effettuare una tormentata scelta; ha sempre evitato le polemiche, preferendo
impiegare il proprio tempo con lo studio, piuttosto che correre dietro
a tesi del tipo “le scomode verità che la scienza ufficiale cerca
di nascondere” o “le ciarlatanerie dei cosiddetti ufologi”. Chi offende,
per partito preso, una delle due fazioni, non merita alcuna considerazione.
Fatta questa doverosa premessa, iniziamo dal
“versante ufologico” ponendoci un quesito:
Possiamo scientificamente escludere la possibilità che il nostro universo sia popolato da forme di vita diverse dalla nostra? La risposta è: no.
Poniamoci adesso un ulteriore quesito:
Possiamo scientificamente escludere la possibilità che alcune di tali forme di vita, supponendone l’esistenza, possano essere di grado evolutivo superiore alla specie umana? Ancora una volta, la risposta è: no.
Infine, l’ultimo quesito:
Possiamo scientificamente escludere la possibilità che tali forme di vita, analogamente a come ci comporteremmo noi, abbiano la necessità di “prelevare” campioni di materiale vivente e non dal nostro pianeta? Ovviamente, no.
Esaminate le tre risposte, possiamo giungere ad una prima conclusione:
E’ assolutamente legittima la ricerca, condotta da esperti, comunemente definiti ufologi, che ha come scopo il tentativo di trasformare in certezza scientifica le possibilità sopra esposte, similmente a quanto avviene per qualunque altro fenomeno di natura non definita. Per quanto riguarda lo studio riferito al terzo quesito, esso viene definito, come già detto, con il nome di abduction”.
Vediamo adesso, in particolare, le metodiche adeguate allo studio delle “adduzioni. Fondamentalmente sono due:
1) Ambientali
2) Testimoniali
Tralascio di esaminare la prima, poiché esula dalla nostra trattazione. Per quanto riguarda la seconda, di particolare interesse è il tentativo di risolvere il seguente quesito:
Come possiamo testare la veridicità di quanti, sempre più numerosi, affermano di essere stati rapiti da alieni?
Ciò che si chiede, in pratica, è una prova inconfutabile che escluda scientificamente i seguenti due aspetti:
a) La menzogna e/o il falso
b) Turbe e/o disagio psichico
Alcuni, sia tra gli studiosi di psichiatria e psicologia, sia tra gli ufologi, hanno creduto di individuare tale prova in una metodica clinica nota come “ipnosi regressiva”. Purtroppo tale pratica esclude con certezza la menzogna ma non il falso. Il sottoscritto pratica l’ipnosi regressiva a scopo terapeutico da oltre 15 anni e può facilmente dimostrare quanto affermato non solo in via teorica, sottolineando come i contenuti che emergono sotto ipnosi regressiva possono essere il frutto di desideri inconsci, riverberi del pensiero, frammenti della realtà distorti e adattati, ecc ecc., ma anche con la pratica clinica. A tal proposito ecco un paio di esempi clinici che non entrano nell’area dell’abduction, ma non per questo privi di illuminanti nessi associativi con tale fenomeno.
Caso n. 1. Signor F.T., 38 anni, agente di commercio, coniugato con
due figli.
Si presenta al colloquio ben curato nell’aspetto,
eloquio strutturato e adeguato, inserito nel contesto spazio-temporale,
ottima capacità lavorativa, rapporti familiari e interpersonali
nella norma. Alla richiesta del motivo che lo ha condotto presso il mio
studio, risponde che desidera la mia certificazione, dopo la visita, “di
stato psichico normale” da esibire a tutti coloro che lo considerano “pazzo”,
in quanto afferma di essere posseduto dal demonio. Tale possessione diabolica
sarebbe avvenuta durante una sua trascorsa frequentazione presso una setta
satanica che praticava messe nere. Pentito, si è rivolto presso
sacerdoti esorcisti, ma con esito nullo.
Gli chiedo se desidera sottoporsi ad ipnosi
regressiva, ed il sig. F.T. accetta di buon grado. Sotto ipnosi, il sig.
F.T. incomincia ad urlare oscenità, mutando la propria voce e dichiarando
di chiamarsi “Arhatapias”, un demone in grado di provocare tempeste, confusioni
e disordini di qualunque genere. Gli chiedo di parlare del proprio
aspetto, ed ecco uscir fuori una descrizione in perfetta sintonia con l’iconografia
demonologia classica: corna e piedi caprini, altezza di circa 2m. e 20
cm., pelo folto, occhi rossi e seduttivi, ecc. ecc. Anche il luogo da dove
proviene, rispetta le comuni descrizioni dell’inferno.
Il caso del signor F.T. è in tutto
e per tutto analogo a quello offerto da decine di migliaia di pazienti
che sono in terapia presso colleghi nei vari distretti geografici del nostro
pianeta.
Ultimata la seduta ipnotica, chiedo al signor
F.T., cosa ricorda, da sveglio, quando il demone si impossessa del suo
corpo e della sua anima; egli risponde che ha in quei casi “un vuoto di
memoria”, un “missing time” che ha un tempo variabile, da poche decine
di minuti a ore o giorni; in uno di questi missing time, il demonio gli
avrebbe inferto una zampata sulla schiena (mostra effettivamente una cicatrice
di 4 cm. circa all’altezza della 5° vertebra toracica, indubbiamente
di esito non chirurgico), ma non ricorda i particolari, che, invece, descrive
con ricchezza di dettagli sotto ipnosi…
Caso n. 2. Sig.na A.L., anni 32, casalinga,
titolo di studio: maturità classica.
L’esame anamnestico ricalca quello del caso
n. 1, con la differenza che la sig.na A.L. è fidanzata con un avvocato
da circa 5 anni e vive con i genitori con i quali ha un buon rapporto.
Si è rivolta al sottoscritto “per rassicurare i genitori e il fidanzato
sul suo stato di salute mentale”, in quanto afferma che un suo zio, scomparso
per un male incurabile tre anni fa, la viene spesso a trovare costringendola
ad avere rapporti sessuali con lui. Anche lei accetta volentieri di essere
sottoposta ad ipnosi regressiva. Durante l’ipnosi, la sig.na A.L. racconta,
con dovizia di particolari, gli incontri con lo zio defunto: il morto si
presenta con le stesse sembianze che aveva da vivo, i contorni sono però
sfumati; quando le si avvicina, la sig.na A.L. avverte una strana forza
che le “blocca la volontà, la paralizza e la costringe ad aprire
le gambe”. Segue la descrizione di un rapporto sessuale con modalità
sia naturali che perverse. Lo zio, in un’occasione, le ricordò come,
da vivo, l’avesse molestata sessualmente quando A.L. aveva 8 anni.
Ultimata la seduta ipnotica, domando alla
sig.na A.L. se suo zio, da bambina, l’avesse mai molestata, ma lei non
ricorda nulla del genere e mi chiede il motivo della mia domanda. Anche
lei parla di “tempo mancante” durante i rapporti con lo zio e mostra cicatrici
da graffi in corrispondenza della spalla sx., delle quali non sa spiegare
l’origine. Sotto ipnosi, veniamo a conoscenza che tali graffi le sono stati
procurati dallo zio durante un rapporto sessuale.
La diagnosi, in entrambi i casi, è stata la stessa: Disturbo Delirante (Paranoide).
Osserviamo adesso i sintomi che l’American Psychiatric Association fornisce per poter formulare tale diagnosi:
297.10 Disturbo Delirante (Paranoide)
A. Delirio(i) non bizzarro(i) (cioè concernente situazioni che si verificano nella vita reale, come: essere seguito, avvelenato, infettato, amato a distanza, ecc.) della durata di almeno un mese.
B. Le allucinazioni uditive o visive, se presenti, non sono predominanti come nella Schizofrenia.
C. A parte il delirio (i deliri) o le sue ramificazioni, il comportamento non è francamente strano o bizzarro.
D. Se una Sindrome Depressiva Maggiore o Maniacale si è manifestata durante il disturbo, è stata breve rispetto alla durata del primo.
E. Non ha mai soddisfatto il “criterio A” per la schizofrenia, e non è possibile provare che un fattore organico abbia causato e mantenuto il disturbo.
Per completare la diagnosi di Disturbo Delirante, occorre infine specificare il tipo:
1) Erotomanico
2) Di Grandezza
3) Di Gelosia
4) Di Persecuzione
5) Somatico
6) Non specificato (non corrisponde ad alcuna delle categorie precedenti,
in quanto può riguardare due o più di esse, senza prevalenza
di una su l’altra).
Per quanto concerne i due casi riportati, il tipo è il n. 2, ovvero: Disturbo Delirante nel quale il tema delirante predominante è la convinzione del soggetto di possedere esagerato valore, potere, conoscenze, o una particolare identità, o una speciale relazione con una divinità, con un essere disceso dal cielo, con una persona morta o famosa.
Abbiamo detto, poc’anzi, che per poter formulare la diagnosi di Disturbo Delirante, esso non deve aver mai soddisfatto il criterio “A” per la schizofrenia. Vediamo di cosa si tratta, leggendo tale criterio tratto sempre dai protocolli internazionali dell’American Psychiatric Association:
295.xx Schizofrenia
A. Presenza di caratteristici sintomi psicotici nella fase attiva: o (1), (2) o (3), per almeno una settimana:
1) due dei seguenti sintomi:
a) deliri
b)allucinazioni rilevanti
c)incoerenza o marcato allentamento dei nessi associativi
d)comportamento catatonico
e)appiattimento o grossolana inadeguatezza dell’affettività
2) deliri bizzarri (cioè riguardanti fenomeni che sarebbero considerati totalmente non plausibili nella cultura del soggetto)
3) rilevanti allucinazioni con una voce che esprime contenuti privi di qualsiasi relazione apparente con depressione o euforia, o con una voce che continua a fare commenti sul comportamento e sui pensieri del soggetto, oppure con due o più voci che dialogano tra loro.
Vediamo adesso di formulare una sintesi non medica di quanto sopra esposto, al fine di consentire anche al lettore “non addetto ai lavori” una visione chiara del problema. Esistono vari tipi di disturbo mentale. Un individuo può, ad esempio, non manifestare i sintomi più comuni di “pazzia”, quelli, per intenderci, riconosciuti da tutti, esperti e non, come la marcata menomazione nelle funzioni connesse col ruolo di lavoratore o casalinga, o la marcata trascuratezza nell’igiene personale e nell’aspetto, o il comportamento decisamente stravagante, o disturbi deliranti in atto, ecc. ecc., ed essere ugualmente affetto da un disturbo mentale.
Quanto detto, è una realtà clinico-scientifica, ampiamente provata e documentata, universalmente riconosciuta e, pertanto, non può essere posta in discussione.
A questo punto, ritorniamo al fenomeno “Abduction”, ed esaminiamo un caso famoso nel nostro Paese, grazie anche al libro “Gli Ufo nella mente” del dott. Corrado Malanga, ed. Bompiani: la storia di Valerio Lonzi.
Per l’A. non ci sono dubbi: è un
“caso perfetto”.
Ha ragione? No!
Il dott. Malanga, come leggiamo nel libro in
questione, a pag. 229, aveva previsto “le ferree critiche di psicologi,
di ufologi, di pseudoscientisti che mai hanno fatto un’indagine ufologica
e che mai hanno fatto un’ipnosi regressiva e soprattutto che mai la faranno
ma che ritengono già, a priori, che il metodo non è valido”,
ma gli è sfuggita la possibilità di riceverne da chi, come
il sottoscritto, è un medico psicoterapeuta, appartiene alla scienza
ufficiale, ha condotto e conduce diverse indagini ufologiche nella sua
qualità di esperto in abduction e Vice Presidente del CUN regione
Sicilia, ha eseguito, e continuerà ad eseguire parecchie ipnosi
regressive e che ritiene, a posteriori, la non validità, in termini
di certezza, del metodo…
Leggiamo inoltre, a pag. 228: “...l’idea che
le decine di addotti da noi contattati in questo periodo in Italia e all’estero
siano frutto di una sindrome, cioè di un insieme di sintomi che
diano origine a una patologia medica a noi ancora sconosciuta, sembra doversi
escludere con fermezza...”. Purtroppo, con fermezza, va esclusa l’idea
del dott. Malanga, in quanto, come abbiamo visto, gli addotti potrebbero
( attenzione: “potrebbero”) essere affetti da una patologia medica ben
nota (altro che “sconosciuta”!) che va sotto il nome di Disturbo Delirante
(paranoide).
Del resto, leggendo le osservazioni conclusive
degli accertamenti psichiatrico-forensi condotti dal dott. Marco Lagazzi
sul sig. Lonzi (pagg. 252 - 256), notiamo “...la necessità di esternare
la sincera perplessità che lo ha colto di fronte alla del tutto
peculiare richiesta del sig. Lonzi, motivata all’ottenimento di un certificato
“preventivo” ( v. analogia con il caso n. 1, sig. F.T., n.d.a.) da opporre,
in senso ironico, a eventuali critiche attinenti al suo benessere psichico…
La stessa peculiarità di tale richiesta, unitamente alla impossibilità
di effettuare più protratti ed approfonditi esami clinici, ha indotto
lo scrivente ad una particolare attenzione nella esecuzione dei colloqui
psicodiagnostici del caso, e motiva comunque la limitazione della attendibilità
delle presenti note unicamente in rapporto alla singola tematica della
sussistenza di condizioni psicopatologiche tali da influire negativamente
sulla specifica capacità lavorativa del soggetto, quale ricercatore
e studioso professionale della Ufologia”.
Tradotto in parole povere, il dott.
Lagazzi, da serio professionista, limita l’attendibilità del proprio
giudizio medico alla sola capacità lavorativa.
Questo dato, da solo e come abbiamo già detto, non può fare escludere la possibilità del disturbo mentale; pertanto, nel caso del sig. Lonzi ed in altri analoghi, non possiamo parlare di certezza, ma di dubbio, né può esserci d’aiuto il referto di visita specialistica redatto dal dott. Moreno Vittorio (pag. 251), dermatologo, in quanto il tipo di lesioni in regione dorsale e sull’arto inferiore sx, così come sono descritte nel referto, possono benissimo essere di natura… terrestre!!!
Archiviato il caso Lonzi, passiamo infine ad altro aspetto. Ho letto con interesse l’articolo del dott. Giuseppe Colaminè dal titolo “Abductions e Milabs: depistaggio diabolico”, apparso sul n. 9, febbraio 2000, del “Ufo Notiziario” del CUN dal 1966, concordando sulle precisazioni di carattere tecnico in merito all’ipnosi regressiva, fatte dall’A. Non posso invece concordare quando l’A. afferma che “non vi sono attualmente elementi che permettono di accomunare gli addotti agli altri individui affetti da disturbi del comportamento in quanto le manifestazioni dei due gruppi sono assolutamente differenti ed in quanto soprattutto gli addotti presentano una granitica costanza nelle loro convinzioni, laddove invece i comuni nevrotici, ed ancor più gli psicotici, sono caratterizzati da un’estrema labilità di pensiero che può essere modificata in modo spesso incontrollabile da svariati fattori”. Diciamo subito che la labilità di pensiero è presente nei nevrotici ed in alcuni disturbi psicotici, ma non in tutti: nel Disturbo Delirante, ovvero nella patologia che abbiamo descritto come sospetta nei casi di abduction, è frequente sia la costanza nelle convinzioni sostenute che la disponibilità al colloquio ed alle critiche… Corretta è invece, nella sostanza, la diagnosi differenziale che il dott. Colaminè compie fra i fenomeni di abduction e alcune patologie psichiatriche. Discutibile, invece, l’affermazione che “...allo stato attuale dobbiamo ritenere che gli addotti siano individui con un terreno emotivo ipersensibile, ai quali sia stata indotta da fonte ignota una potente suggestione che ha avviato una catena di eventi psichici.”: su quali basi scientifiche si può affermare ciò? Abbiamo prove inconfutabili della presenza di una “fonte ignota in grado di provocare una potente suggestione”? Incominciamo invece ad avere prove che un deficit nella conduzione neurotrasmettitoriale può indurre analoghe sintomatologie…
Leggendo, infine, dello stesso Autore, l’articolo apparso sul numero successivo della medesima rivista, marzo 2000, dal titolo “Dagli impianti alieni al controllo delle menti”, apprendo che “ i ricercatori del Centro Ufologico Nazionale (ovvero il centro di cui faccio parte, n.d.a.) stanno studiando attualmente il caso di un soggetto, chiamato convenzionalmente “M”...portatore di un impianto situato nella mano. Tale oggetto ha dimostrato di emettere onde elettromagnetiche a frequenze sovrapposte. Le modifiche comportamentali rilevate in questo individuo hanno mostrato di essere compatibili con una specifica azione di stimolo indiretto sui centri cerebrali, messa in atto usando i criteri clinici dell’agopuntura cinese”. Nell’articolo non è però specificato quale metodica viene adottata per studiare tale caso, né le qualifiche professionali degli studiosi, ne le sedi ove è oggetto d’esame ( ospedale, università, ecc.). Sono comunque fiducioso che il CUN operi in modo adeguato e attendo una documentazione seria e affidabile al fine di trarne benefici nella ricerca dei fenomeni di abductions.
Maurizio Sorbello
e-mail : mausor@yahoo.com