RELAZIONE
SUL PIANETA MARTE: valutazione sulla morfologia e geologia marziana.
del dott. Gino Galluccio

Principali formazioni Marziane
Nei giorni 14 e 15 agosto
1965 la sonda Mariner 4, dopo un viaggio di 7 anni e mezzo passando ad una distanza
minima di 9846 chilometri, incominciava a fotografare Marte inviando sulla terra
21 immagini coprendo appena l’1% della superficie del pianeta. Tali foto
però sconvolgono le opinioni di quanti, scienziati e non, avevano creduto
nel completo successo della missione che avrebbe dovuto dimostrare l’esistenza
di qualche “forma di vita” a cui la cultura popolare ci aveva abituato
con la diffusione di racconti e romanzi (1951 ultimatum alla terra, 1953 la
guerra dei mondi). La sonda invece non aveva individuato alcun indizio. Anzi
tutto ciò che si era fin allora creduto rendere Marte simile alla Terra
svaniva alla vista delle immagini in quanto appariva completamente diverso dalla
Terra e dalla Luna e per giunta non si mostrava come posto adatto ad ospitare
forme di vita. La superficie ricca di crateri indicava la probabile mancanza
di una tettonica a placche e secondo i rilevamenti il pianeta era privo di campo
magnetico e, come conseguenza, viene bombardato da radiazioni ultraviolette.
La pressione di 4-7 millibar indica che l’acqua non può esistere
allo stato liquido.
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Immagini dal Mariner IV
Le uniche somiglianze, se tali si possono definire, che lo renderebbero simile
alla Terra consistono solo nella distanza dal Sole di 220 milioni di Km contro
150 della Terra,nelle durata del giorno di 24 ore e 37 minuti, nel periodo di
rivoluzione di 687 giorni terrestri e nell’inclinazione dell’asse
di rotazione sul piano dell’orbita che consente l’esistenza delle
stagioni analoghe a quelle terrestri e delle due calotte le cui dimensioni variano
con l’alternarsi delle stesse stagioni.
Prima del Mariner 4 le prime conoscenze su Marte risalgono al 1877 quando, essendo
minima la distanza tra il pianeta e la Terra, tutti i telescopi vengono puntati
verso la sua superficie; tra i maggiori protagonisti del tempo primeggiò
l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910) che vedendo
una serie di linee scure della lunghezza di migliaia di chilometri e larghe
100-200 Km che solcavano la superficie del pianeta le battezzò “canali”
riprendendo una terminologia già usata in precedenza da Padre Angelo
Secchi (1818-1878): L’esistenza di tali “canali” però
seppure confermati dall’americano Lowell non furono non solo mai visti
da altri ma neppure mai fotografati e/o individuati dalle sonde esplorative
che si sono succedute negli anni; in parole povere i famosi “canali”
sono stati visti solo da Schiaparelli e Lowell che se anche non si nutrono dubbi
sulle loro serietà professionale sicuramente furono “vittime”
della limitazione degli strumenti ancora poco perfetti del tempo e forse della
loro stessa predisposizione mentale che come lo Schiaparelli essendo ingegnere
di formazione era stato colpito dall’apertura del canale di Suez nel 1869
che negativamente influì sulle sue osservazioni.

I canali di Schiapparelli
L’affermazione sulla “mancanza di segni di vita sul pianeta”
tra l’altro fu confermata,dopo il 1965, dall’invio di altre sonde.
In particolare nel 1971 dal Mariner 9 che riusciva a fotografare tutta la superficie
di Marte scattando 7329 foto e confermando con la loro interpretazione la presenza
di enormi vulcani di 25 Km di altezza e di 600 Km di larghezza, enormi bacini
d’impatto, zone fortemente craterizzate, letti di antichi fiumi, giganteschi
canyons e tempeste di polvere che giustificavano le variazioni superficiali
originariamente attribuite a presenza di vegetazione.
Il progetto più ambizioso fu rappresentato dalla missione Viking: due
sonde gemelle Viking 1 e 2 che, composte entrambe da una parte destinata a rimanere
in orbita attorno al pianeta e da una parte predisposta a posarsi sulla sua
superficie, partirono alla volta di Marte il 20 agosto ed il 9 settembre 1975
giungendovi il 19 luglio 1976. Dall’analisi delle foto scattate si confermò
l’ esistenza di una superficie desertica costituita di sabbia rossastra
costellata di pietre di tutte le dimensioni. I parametri fisici determinarono
su esso una temperatura minima di –83°C e massima di –33°C
mentre quella segnalata dall’orbiter risultò essere di 22°C.
La pressione risultò invece minima in estate (670-740 Pa) e massima durante
l’inverno(800-1000 Pa) mentre l’atmosfera risultò essere
per il 95% composta da biossido di carbonio.
La novità assoluta però della missione furono le analisi chimiche
che il lander riuscì ad eseguire essendo dotato di braccio meccanico
in grado di prelevare i campioni dal suolo marziano e di analizzarli in un piccolo
laboratorio collocato all’interno della navicella.
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Lo studio su Marte prese invece una direzione del tutto inaspettata quando nel 1984 Roberta Score, membro della United States Antartic Search for Meteorites , rinvenne una pietra che affiorava dalla neve presso la località delle Allan Hills in Antartide; poiché una pietra in mezzo alla neve in Antartico non può arrivare che dal cielo fu prelevata e portata a far compagnia agli altri campioni trovate durante la spedizione.
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Meteorite marziano
A parte il suo colore verde il campione battezzato ALH84001 fu subito male interpretato
e solo nel 1993 svelata la sua vera natura. Sottoposto ad una serie di accuratissime
indagini, in base ad decadimento radioattivo di rubidio e samario, in esso presenti,
la roccia si appurò che si era solidificata 4,5 miliardi di anni fa;
essa presentava alcune fratture, in parte rifuse, provocate da eventi traumatici.Anche
in questo caso con il metodo del decadimento radioattivo del potassio in argo
si è scoperto che l’avvenimento si era verificato circa 4 miliardi
di anni fa.Tenuto conto che nello spazio cosmico esso ha subito continui bombardamenti
che hanno prodotto isotopi di C 14 il suo vagabondare è durato 16 milioni
di anni per cadere sul nostro pianeta circa 13 mila anni, come si deduce, valutando
la decadenza dell’isotopo Carbonio 14 in esso presente.
Preso il campione in consegna da altri ricercatori della NASA in fondo alle
fratture, successivamente, furono scoperti piccoli globuli di carbonato di calcio
simili a calcare e poiché l’età di determinazione dei globuli
si aggirava tra 3,6 –1,4 miliardi di anni la loro collocazione doveva
essere avvenuta prima che giungesse sulla Terra.Lo studio quindi, di questi
elementi, avrebbe indicato le condizioni di Marte in passato. Analisi accurate
successive mostrarono globuli stratificati di lunghezza variabili da 25 nanometri
ad un decimo di millimetro ricoperti di materiale ricco di ferro comprendente
solfuro di ferro e magnetite.La presenza contemporanea di questi elementi fu
ammessa solo con la presenza di batteri e tenuto conto che la loro concentrazione
aumentava dall’esterno verso l’interno del campione non poteva che
essersi verificata durante la sua permanenza su Marte.La scoperta più
sensazionale si concretizzò nel 1996 quando gli scienziati attraverso
un microscopio a scansione videro, attaccati ai globuli di carbonato, migliaia
di corpuscoli simili a microscopici salsicciotti. Secondo i ricercatori che
condussero le analisi questi corpuscoli sono antichi batteri marziani fossilizzati.
La notizia così come il risultato delle analisi fanno il giro del mondo
con la stessa velocità con cui incominciano a manifestarsi le prime critiche;
in particolare la formazione del carbonato di calcio che si deposita a temperature
molto alte non risulta compatibile con quelle stimate su Marte.Per l’esistenza
dei batteri non si può del tutto escludere la contaminazione terrestre
e, in quanto alle dimensioni, risultano troppo piccoli per qualsiasi essere
vivente.
Nel Marzo del 2004 la sonda Mars Express ha rilevato in tre regioni marziane(Memnonia,
Arabia terra ed Elysium Planum) la presenza di metano insieme a vapore acqueo
e ghiaccio.Poiché questo gas può persistere solo per poche centinaia
di anni (circa 400) in atmosfera, perché viene distrutto dai raggi ultravioletti,
la sua esistenza può essere spiegata solamente attraverso un processo
vulcanico in attività, di cui purtroppo non si è invidiata l’esistenza,
o con la presenza di certe forme di vita quali ad esempio microbi metanogeni.
Nel dicembre 2006 Mars Global Surveyor ha fornito l’esistenza di tracce
erosionali in fenditure del terreno e mostrato letti di antichi fiumi con isole
ubicate al loro interno:inconfutabili prove, a giudizio di molti, che un tempo
l’acqua vi scorreva formando caratteristiche formazioni. Con il diminuire
del campo magnetico il vento solare ha spazzato via la primitiva atmosfera facendo
diminuire drasticamente la pressione e quindi favorendo l’eliminazione
quasi completa dell’acqua dalla superficie per evaporazione nello spazio.
Con la medesima missione,individuata già nel 2004, fu confermata l’esistenza
di “ematite” sulla superficie marziana in forma di granuli di varie
dimensioni e consistenza simile alle “ooliti terrestri”:indice della
presenza dell’acqua seppure in periodi geologicamente remoti secondo alcuni.
La genesi dell’ematite è riferibile o a cicli sedimentari o a fenomeni
idrotermali e/o pneumatolitici. Di colore principalmente rosso essa tende al
giallo in presenza di un clima umido. Gli elementi riscontrati sul pianeta Marte
la mostrano sempre di colore rosso.
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Memnonia, Arabia terra ed Elysium Planum ed ematite
Durante la missione della sonda Spirit tra il 6 e 9 novembre 2007 in una estesa
superficie desertica di pietre affioranti di varie forme e dimensioni sia in
strati sedimentari che in modo caotico fu fotografato un oggetto in posizione
seduta rassomigliante alla “sirenetta di Copenaghen”. La notizia
fece il giro del mondo e si disse che finalmente era stato fotografato un “essere
umano” che avrebbe asserito con assoluta certezza la comparsa “della
vita” su Marte. L’euforia durò poco in quanto la figura ripresa
con continuità rimase ferma per più di un minuto e mezzo e nella
stessa posizione di tre giorni prima. La figura risultava essere alta non più
di 6 cm e si trovava a 5 metri dal robot Spirit; più tardi si asserì
che la “forma umana” individuata era oggetto di una particolare
combinazioni di elementi fisici e topografici quali l’inclinazione dell’asse
ottico, l’illuminazione particolare e la posizione di ripresa della stessa
immagine;tant’è vero che la stessa,seppure artificiosamente, fu
scomposta con eccessiva facilità in tre componenti che risultarono essere
tre elementi autonomamente giustificati: un affioramento orizzontale di uno
strato sedimentario costituente il “corpo della figura” e due pietre
affioranti dalla sabbia del deserto e che costituivano rispettivamente “la
testa” e le “gambe”:tali elementi per la particolare angolazione,seppure
casuale, di ripresa apparivano “contigui” e non mostravano soluzioni
di continuità.

La sirenetta di Marte
Tali giochi d’immagine del resto non risultavano “nuovi” su
marte. Basti ricordare in proposito le “famose facce” individuate
nella pianura di Cydonia così come i “visi alieni” venuti
fuori dalle rocce spolverate dalla navicella Spirit per consentire agli spettrografi
di bordo l’esame del componenti minerali del suolo ed il profilo emergente
dalla sabbia di “un sacerdote egizio” solo per citare i più
famosi.Tutti si sono rivelati effetto di immagini particolari che perdevano
i”lineamenti umani” all’avvicinarsi della strumentazione fotografica.
Tanto è vero che le “famose facce” risultarono frammenti
di roccia variamente erose e quella più grande addirittura un rilievo
vulcanico mentre “gli alieni” rocce con incastonati “pietre
dure”.
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Illusioni ottiche sul suolo marziano
Infine c’è da dire che nel giugno del 2008 la missione Phoenix
ha testimoniato la presenza di acqua allo stato solido sul pianeta rosso. Phoenix
ha lavorato su terreni vecchi al massimo di 1 milione di anni sperando di trovare
tracce sul clima passato di Marte. E’ già in programma nel 2016
l’Astrobiology Field Laboratory che volerà verso Marte per confermare
quello che già sappiamo o per rispondere a domanda che ancora non hanno
avuto risposta.
Le uniche cose certe che possiamo dedurre su Marte sono le valutazioni derivanti
dall’esame delle foto che mostrano sia la morfologia che la geologia del
pianeta e dalle quali, seppure è possibile affermare con molta certezza
l’esistenza dell’acqua allo stato solido, non necessariamente deriva
quella della “vita” per mancanza di prove certe.
In particolare le valutazioni di carattere geomorfologico risalgono al 2006
quando cinque missioni ebbero il compito di cartografare la superficie e di
analizzare la composizione mineralogica del suolo: si tratta di due rover al
suolo e di tre orbiter.
Il radar MARSIS realizzato da Alenia spazio e montato sulla sonda Mars Express
è stato in grado di individuare l’esistenza dell’acqua sotto
la superficie del pianeta sfruttando l’emissione di onde radio riflesse
che riescono a penetrare sino alla profondità di 5000 metri. Grazie infatti
a tale procedura investigativa è stato scoperto ed individuato l’esistenza
del permafrost: suolo ghiacciato che si estende da alcuni metri sotto la superficie
del pianeta sino a notevole profondità.
In generale bisogna dire che Marte ha le storie più ricche ed interessanti
di tutto il sistema solare.Esso ha ospitato una grande varietà di ambienti
determinati da un’incredibile diversità di processi e condizioni;
si va da paesaggi aridi ad altri totalmente umidi ed infine a quelli ricoperti
di neve e di ghiaccio.
I due rover Spirit ed Opportunity hanno studiato due ambienti completamente
diversi distanti migliaia di chilometri:uno simile ad un arido deserto terrestre
e l’altro ad una pianura interrotta da una moltitudine di laghi. Il sito
esplorato da Spirit,il cratere Gusev, appare deludente per la mancanza di acqua
mentre il suolo presenta ricchezza di olivina, pirosseno, feldspato e tracce
di sali di zolfo.Gli elementi indicano un suolo vulcanico di tipo basaltico
con assoluta mancanza di acqua la cui presenza avrebbe sicuramente alterato
gli elementi chimici individuati che si sarebbe trasformati in serpentino ,clorite,
smentite, etc. La presenza di sali di zolfo, anche se per alcuni potrebbero
derivare da percolazioni di acqua attraverso le rocce, a giudizio dello scrivente
derivano per semplici depositi lungo le pareti dei vulcani durante le eruzioni
simile a quanto succede sull’Etna. I vulcani hanno dimensioni gigantesche
e sono anche complessi. Il vulcano Syrtis Major, che si trova vicino all’equatore
marziano ha un diametro di 1100 chilometri e numerose caldere alla sua sommità.
Il vulcano che ha attraversato molte fasi di sviluppo ha fianchi con picchi,coni
e colate laviche vetrose. In generale bisogna dire che manca sia attività
vulcanica, sia attività tettonica; la teoria delle zolle non trova riscontro
su Marte in quanto non è stata trovata andesite che giustificherebbe
un fenomeno di subduzione.
Risultano estremamente raro, a differenza che sulla Terra,il quarzo come i minerali
delle rocce metamorfiche che si formano solo quando le sedimentarie vengono
sottoposte ad alte temperature e pressioni. Non sono state individuate depositi
di rocce carbonatiche indice sicuramente di un clima caldo ed umido in passato;
di conseguenza gli eventuali laghi e/o oceani dovevano essere freddi e temporanei.
Rare le argille la cui formazione è associata alla presenza di acqua
in scorrimento superficiale.
Terra Meridiani è caratterizzato da un paesaggio completamente piatto
come un fondo lacustre o piccolo mare circondato a sud ed a ovest da altri crateri
che forse erano laghi isolati. Tale ipotesi è avvalorata dalla presenza
in quest’area di ematite ed ossidi di ferro. Queste rocce sono deposte
su strati sedimentari più antichi di tipo vulcanico che si sono deposte
andando a colmare alcune depressioni, avvallamenti e canali che caratterizzavano
il paesaggio precedente.La regione è molto simile a zone vulcaniche dell’America
del Nord, delle Hawai o dell’Europa. Le rocce sono ricche di solfato che
secondo alcuni è addebitabile ad evaporazione di acqua mentre per altri
trattandosi, di depositi di sabbie e ceneri vulcaniche, era in esse contenuto
al momento della deposizione; non dobbiamo dimenticare infatti che, per analogia
a quanto avviene sulla terra le colate e le fumarole vulcaniche sono ricche
di zolfo che per variazioni di temperatura tende a depositarsi, raffreddandosi
su superficie fredde.
Da recenti studi gli studiosi sono concordi nel ritenere, riguardo la presenza
di acqua, che essa in passato è stata presente in regioni isolate e per
brevi periodi come si può dedurre anche dalle molte superfici che non
presentano segni di erosione da acqua; tenuto conto poi che le sabbie basaltiche
sono sovrapposte ai sedimenti lacustri testimonia che i luoghi sono aridi da
2-3 miliardi di anni; in ogni caso essa sarebbe sempre stata presente sempre
allo stato solido o comunque se sciolta , subito tornava a gelare.
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Varie formazioni marziane che hanno suggerito la presenza di acqua in passato
Nelle zone cosiddette di Valles Marineris si trovano tracce di ematite. Altre
regioni presentano una ricca rete di canali o addirittura un reticolo fluviale
ben sviluppato che si giustifica solamente con fuoruscita di acqua dal sottosuolo
e successivamente scorrente sulle superfici seppure non si riscontra alcuna
forma di deposito sedimentario generato dal trasporto fluviale. Esaminando attentamente
lo sviluppo del reticolo o di alcuni rami si osserva la loro scomparsa in mezzo
ad estese pianure quasi come se dovute a sprofondamento improvviso. Talvolta
tali rami sono molto riscontrabili all’interno di alcuni vulcani. Sembra
addirittura che la loro esistenza viene meno a causa di alcuni sprofondamenti
catastrofici ed improvvisi. L’esistenza di alcune fratture lunghe parecchi
centinaia di chilometri sembrano presenti sul pianeta come si può osservare
dal alcune diapositive.
Altra novità interessante che si riscontra su Marte è la riserva
di acqua allo stato solido che cambia posizione a secondo delle variazioni climatiche
affiorando talvolta in alcune zone come ha rilevato THEMIS. La presenza di ghiaccio
sotterraneo è invece stato scoperto da MARS ODYSSEY; nella fascia tra
i poli e 60 gradi di latitudine l’acqua sembra costituire oltre il 50%
del suolo.Il suolo si presenta fratturato molto probabilmente a causa dell’evaporazione
del ghiaccio per riscaldamento ed i piccoli canali poco erosi e, probabilmente
incisi da acqua sorgiva, poveri di sedimenti in quanto provenienti dal ghiaccio
o dallo scioglimento dei depositi di neve.Tutto questo insieme ci porta a considerare
che Marte così come la Terra sia caratterizzato da ciclo di glaciazioni.
Ciò sicuramente è determinato come abbiamo detto in precedenza
dall’inclinazione dell’asse che oscilla di ben 20° nell’arco
di 125000 anni. Quando l’inclinazione è piccola si formano ghiacci
ai poli mentre quando aumenta essi si riscaldano e si formano accumuli di neve
nelle regioni equatoriali.Durante la fusione si formerebbero i canali incisi
dall’acqua che crea tipici paesaggi.In questo momento le medie latitudini
si stanno scaldando e quindi la copertura nevosa è quasi scomparsa per
ricomparire secondo i calcoli nei prossimi 25000-50000 anni.
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I poli
Questo fenomeno giustificherebbe la presenza delle famose spirali nelle calotte
polari in quanto un nuovo modello della formazione delle valli suggerisce che
il riscaldamento ed il raffreddamento sono stati sufficienti a formare le insolite
configurazioni.Un modello operativo è stato costruito all’università
dell’Arizona a Tucson da Jon Pelletier, assistente di geoscienze, che
ha ricreato identiche spirali marziane che presentavano stessa spaziatura,giusta
curvatura e rapporto tra loro. Lo studio si trova pubblicato su rivista “Geology”
di aprile 2004.
Per quanto riguarda i canyon su Marte essi sono stati scavati non dall’acqua
e/o ghiaccio ma dal vento; tale teoria è suffragata dal fatto che tali
incisioni non si trovano in località che segnalano la presenza di ghiaccio,
seppure sotto la superficie, ma a medie latitudini,nelle aree basse e dentro
i vulcani, dove i venti tendono a rallentare e depositare il loro carico di
polvere fine e di limo. Questo si accumulerebbe creando dune che,darebbero origine
a pendii ripidi in modo analogo alle valanghe di neve sulla Terra. Tale studio
è stato pubblicato da Allan Treiman del Lunar Planetari Institute di
Houston sulla rivista “Journal of Geophysical Research.

Le spirali
Altra caratteristica, dunque, del paesaggio marziano sono le dune di sabbie
alte il doppio di quelle terrestri che raggiungono valori di 6 metri e 90 di
lunghezza. E’ sconosciuto il modo di formazione così come non si
è potuto riscontrare con sufficiente precisione la dimensione dei granuli;
si può giustificare invece l’altezza doppia rispetto quelle terrestri
tenendo conto che la gravità sul pianeta è circa un terzo di quella
terrestre.La stessa sabbia che sulla terra, possedendo un angolo di attrito
interno di 30° non può raggiungere altezze superiori ad un certo
valore, su Marte può benissimo elevarsi eguagliando l’angolo di
scarpa nel suo valore massimo.
Da tutte le considerazioni finora esposte appare chiaro che la parola fine su
Marte è ben lontana dall’essere scritta. Le esplorazioni continueranno
e già nel 2016 L’Astrobiology Field laboratory volerà verso
il pianeta rosso per rispondere a quelle domande senza risposta o confermare
quelle che già l’ hanno avuta.Sicuramente il più importante
degli interrogativi è la prova di esistenza di vita presente o passata
indipendente o meno da quella terrestre; se si riesce sa dimostrare che forme
viventi si sono originate e sviluppate in modo autonomo su i due pianeti diversi
emergerebbe che la vita non è causale ma fa parte di un progetto più
vasto e grandioso. In questo caso il nostro universo dovrebbe pullulare di esseri
viventi teoria molto più affascinante di quella che vedrebbe il nostro
Universo godere dell’unica forma di vita :quella terrestre.
NOTE
Ferro
trovasi nelle meteoriti che vanno distinte a secondo della loro natura:
Pietre meteoriche costituite in prevalenza di silicati di magnesio e ferro (olivine,pirosseni)
e da plagioclasi ricchi di calcio;
Ferri meteorici (sideriti) quando sono costituiti essenzialmente da leghe di
Fe e Ni con tracce di Co. Se oltre alle leghe ferro-nichel le meteoriti contengono
anche pirosseni, olivine ed altri silicati prendono il nome di mesosideriti.
Olivina sono miscele isomorfe degli ortosilicati di Mg(fosterite) e di ferro(fayalite);
di colore verde sono incolori in sezione sottile: Non presentano sfaldature
distinte ma forti fratture a maglie irregolari lungo le quali si inizia il processo
di alterazione in serpentino mentre si segrega magnetite granulare. E’
un componente essenziale delle rocce eruttive femiche ed ultrafemiche sia di
origine effusive che intrusive. Si associa ai pirosseni nelle pirosseniti oliviniche
e si accompagna ai pirosseni e plagioclasi ricchi di calcio nei gabbri, diabasi
e basalti olivinici. Dal profondo metamorfismo di queste rocce si formano masse
olivinico-serpentinose che assieme alle precedenti o a masse anfibolico-cloritiche
costituiscono le cosiddette “pietre verdi”.
Ematite e Magnetite sono piuttosto comuni in molte rocce eruttive e si depositano
nella fase pneumatolitica (500° C)
Metano si forma sia nei giacimenti di carbone sia nei processi di decomposizione
organica in acque stagnanti limacciose(cosiddetto gas di palude). Si può
trovare in giacimenti alluvionali poco profondi dove torbiere e fanghiglie sapropelitiche
sono sepolte nelle stratificazioni sedimentarie di bassa pianura. Si trova associato
al petrolio tanto nella fase genetica quanto in quella distruttiva dei loro
giacimenti che può essere conseguenza di fenomeni tettonici e/o metamorfici.
Meteoriti: Fase litoide O Si Al Ca Mg Na K
Fase metallica Fe Ni Co Ru Rh Os Ir Pt Au
Fase solforata S As Cu Zn Sn Pb
Glaciazioni:Gunz-Mindel-Riss-Wurm
Il relatore: Gino Galluccio
Relazione tenuta nei saloni della parrocchia S. Paolo di Gravina di Catania
il 30 Marzo 2009