Gli
Aerei Circolari Tedeschi
di Pietro Caltabiano
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I primi tentativi di realizzare aerei con ali
di profilo circolare risalgono all’inizio del secolo; prima della grande
guerra, infatti, vennero testati in Inghilterra nel 1910 e in Germania
nel 1912 dei biplani con ali di tale forma, che però risultarono
altamente instabili. Successivamente, durante gli anni ’30, anche in America
furono compiuti dei tentativi similari dalla “Grey Goose Corporation” una
società fondata da tale Jonathan E. Caldwell con lo scopo di realizzare
aerei con ali circolari e caratteristiche STOL, vale a dire con capacità
di decollo ed atterraggio in brevi tratti di pista; anche in questo caso
non si raggiunse alcun obiettivo.
In Germania, nel periodo tra le due guerre,
Arthur Sack un giovane aeromodellista, realizzò un modello a motore
con ala circolare, l’A.S.1, che dimostrò scarse caratteristiche
di volo. Questo prototipo venne però notato dal generale Ernst Udet,
allora Ministro dell’Aria, che incoraggiò, ed anzi appoggiò
ufficialmente, il giovane Sack nel proseguire le ricerche sulle ali circolari.
Sack realizzo così altri quattro prototipi di dimensioni sempre
maggiori, arrivando a realizzare, nel 1944, un esemplare munito di cabina
per il pilota. Questo prototipo, denominato A.S.6 V1,
era realizzato in legno ed utilizzava per l’abitacolo e per il carrello
parti recuperate da un relitto di caccia Messerschmitt Bf 109, il motore
proveniva da un addestratore Messerschmitt Bf 108 e venne dotato d’elica
bipala in legno. I primi collaudi iniziarono nel febbraio del1944 e diedero
dei pessimi risultati. Dopo alcune modifiche i test ripresero sull’aeroporto
di Brandis nell’aprile del 1944, ma problemi aerodinamici e la scarsa potenza
del motore installato (240 CV) resero inutili tutti i tentativi. Sack pensava
di poter risolvere i problemi con ulteriori studi e con l’adozione di un
motore più potente, che in ogni modo non riuscì mai ad ottenere.
L’aereo finì per essere utilizzato per gioco dai piloti dei Messerschmitt
Me 163 (un pericolosissimo ma efficace aereo a razzo) dello JG 400, di
base proprio a Brandis, ma durante uno dei tentativi di decollo l’A.S.6
venne danneggiato. Dell’aereo non rimase traccia.
La BMW, tramite il team diretto dal Dr. Miethe,
sviluppò una famiglia di autogiro di forma circolare chiamati “Flügelrad”.
Questi velivoli presentavano una cabina di pilotaggio in posizione centrale
con le pale, ad incidenza variabile, che ruotavano liberamente intorno
ad essa, racchiuse da un anello che fungeva da ruota inerziale e che consentiva
così di raggiungere elevate velocità di rotazione; le pale
erano molto vicine l’una all’altra, quasi a formare un disco compatto.
Il motore, un turbogetto BMW 003 da 800 kg di spinta, era posto sotto la
cabina e, grazie ad un sistema di deviazione del flusso in uscita, azionava
le pale soffiandoci attraverso. Sembra che siano stati progettati due Flügelrad
I, tre Flügelrad II ed un Flügelrad III. Secondo alcune testimonianze
il prototipo del Flügelrad I V1 effettuò
la sua prima prova di volo tra l’agosto ed il settembre del 1943, presso
l’aeroporto di Prag-Kbely in Cecoslovacchia; sembra che questo primo tentativo
si concretò in un volo di poche centinaia di metri ed in un duro
atterraggio. Questo primo Flügelrad non aveva il carrello retrattile,
che fu introdotto con il secondo prototipo, il Flügelrad
I V2, insieme con un abitacolo maggiorato e con un secondo posto e
ad una deriva che però si rivelò quasi del tutto inutile;
venne anche modificato il profilo dell’anello esterno per renderlo maggiormente
aerodinamico ed il diametro del rotore fu portato da 6 ad 8 metri. I primi
test di volo furono effettuati nell’autunno del 1944 su un campo vicino
la fabbrica BMW di Monaco. Lo sviluppo successivo, il Flügelrad
II V1, manteneva la stessa sezione centrale, senza però l’inutile
deriva, aveva il diametro del rotore portato a 12,6 metri e presentava
un anello esterno di minore spessore e di diverso profilo rispetto ai precedenti
prototipi, più simile al bordo di un’ala convenzionale. Il primo
volo avvenne il 14 febbraio del 1945 presso il campo di Prag-Kbely, approfittando
di una giornata di cattivo tempo per eludere la ricognizione nemica. Anche
questo volo fu di breve durata ed evidenziò una migliorata caratteristica
di ascensione del velivolo ed il perdurare della difficoltà di controllo
dello stesso. Nell’aprile del 1945 i prototipi ed i progetti vennero distrutti
per evitare che cadessero in mani nemiche. A quel momento vi erano altre
evoluzioni del progetto in atto di realizzazione: il Flügelrad
II V2 in costruzione, equipaggiato con due motori di nuova generazione
(HeS 011 o BMW 018 rispettivamente da 1300 e 3400 kg di spinta) e con il
diametro del rotore portato a 14,4 metri; il Flügelrad
II V3 in fase di realizzazione del modello in scala, era un affinamento
del precedente e presentava un nuovo carrello; il Flügelrad
III in fase di progettazione, che con il rotore portato al diametro
di 24 metri avrebbe dovuto essere la versione per la produzione di serie.
I dettagli di questi progetti vennero resi noti nel dopoguerra da Rudolf
Schriever che fu il pilota in quasi tutti i test di volo dei Flügelrad.
Oltre a Schriever ed al già citato Dr. Richard Miethe, responsabile
del progetto ed esperto in aerodinamica, il team era composto dall’Ing.
Habermold, esperto in autogiro e progettista dei rotori ad incidenza variabile
e dall’Ing. Giuseppe Belluzzo, esperto in materiali termoresistenti. Il
Dr. Miethe negli anni ’50 prese parte alla realizzazione dell’Avro VZ-9,
un velivolo che possiamo considerare il diretto discendente della famiglia
dei Flügelrad.
Nel 1938 un ingegnere aeronautico rumeno,
Henri M. Coanda, brevettò tre sistemi di propulsione basati sul
principio che un liquido, ed anche l’aria se spinta ad elevata velocità,
tende a scorrere lungo una superficie curva adattandosi ad essa quasi ne
fosse attratto; quindi egli ideò un aeromobile dalla forma discoidale
con dei motori a getto disposti lungo la circonferenza aventi il flusso
orientato verso l’esterno, una parte del flusso scorrendo verso la superficie
inferiore del disco avrebbe garantito la portanza, aumentando la potenza
dei motori da un lato piuttosto che l’altro si sarebbe impartita la direzione
al disco. Il progetto arrivò soltanto allo stadio di modello per
la galleria del vento e venne quindi abbandonato, anche perché l’aeromobile
di Coanda avrebbe avuto bisogno di ben 12 turbogetti, numero improponibile
vista la grave situazione militare della Germania negli ultimi mesi di
guerra; inoltre possiamo facilmente immaginare che il consumo di carburante
sarebbe stato semplicemente mostruoso. Comunque nel dopoguerra una commissione
di scienziati alleati esaminò il progetto affermando la validità
della teoria di propulsione elaborata da Coanda. Il velivolo sperimentale
canadese Avro VZ-9 nel 1958 mise in pratica con successo questa teoria.
Altra curiosa famiglia d’aeromobili progettata
o sperimentata dai tecnici tedeschi durante l’ultima guerra è quella
delle ali rotanti, non dei veri elicotteri ma degli ordigni con le pale
azionate da dei pulsogetti fissati alle estremità. La specifica
da cui questi progetti derivarono prevedeva un aereo a decollo verticale,
capace di operare da piccole radure, visto che, negli ultimi mesi di guerra,
i principali aeroporti erano costantemente bersagliati dagli aerei alleati
che detenevano oramai la supremazia dei cieli. Diversi velivoli furono
ideati, sia prevedendo l’uso di propulsori convenzionali che di turbine
o di razzi, ma il consumo eccessivo di carburante che queste macchine avrebbero
avuto determinò l’abbandono dei progetti. Un motore economico poteva
essere il pulsogetto, ma lo scarso rendimento ad alta quota e l’impossibilità
di variarne la potenza in volo fecero giungere i tecnici alla conclusione
che neanche questo motore era adatto allo scopo. Solo la Focke-Wulf proseguì
nella progettazione, ritenendo di poter utilizzare per lo scopo un pulsogetto
ideato dal Dr. Pabst, che era il loro direttore del team per lo studio
della dinamica dei gas. Questo propulsore era più compatto rispetto
all’Argus, che equipaggiava le bombe volanti V-1 ed inoltre non soffriva
delle eccessive vibrazioni di quest’ultimo. Il risultato degli studi
fu il Triebflügel, un curioso aereo a forma di sigaro con le pale
fissate ad un anello posto subito dietro l’abitacolo del pilota, era ipotizzato
un armamento di due cannoncini da 20 mm e di due da 30 mm e si prevedeva
anche una propulsione di emergenza affidata a tre motori a razzo Walter
109-729. Le tre pale portavano ciascuna all’estremità un pulsogetto
Pabst, mentre il controllo avveniva variandone l’incidenza. Il progetto
non riuscì a passare i test di stabilità eseguiti nella galleria
del vento di Braunschweig, ma utilizzando lo schema concettuale del Triebflügel,
il Dr. Miethe sviluppò, presso la BMW, le mine antiaeree Flugschnittel.
Il sistema Flugschnittel traeva la sua origine
dalla scoperta che il sistema propulsivo del Triebflugel era in grado di
portare in volo dei pesi notevoli. Da qui derivò il Flakmine V-7,
un ordigno antiaereo radioguidato che era diretto verso il proprio obiettivo
con un sistema di radar, era dotato di un’elica ad otto pale, su quattro
delle quali erano installati dei pulsogetti Pabst, poteva portare da 250
a 500 KG d’esplosivo ed era conosciuto come “Feuerball”.
Un secondo e più grande ordigno, chiamato “Kugerblitz”,
capace di sollevare 10000 KG di esplosivo venne in seguito progettato e
forse costruito. Il Kugerblitz avrebbe dovuto portare non esplosivo convenzionale
bensì una miscela che, a contatto con le scie incandescenti dei
motori Pabst, si sarebbe innescata creando tanti anelli di fuoco che, grazie
al loro movimento ascendente, sarebbero stati diretti verso i bombardieri
alleati. Esistono testimonianze che parlano di velivoli alleati che si
incendiarono a contatto con nubi di fumo lasciate da strani aerei
senza coda o di formazioni attaccate da velivoli circolari, io sono propenso
a credere che questa tecnica di attacco alle formazioni di bombardieri
sia stata sperimentata utilizzando, piuttosto, dei caccia convenzionali,
facendo innescare la miscela incendiaria dagli scarichi incandescenti degli
stessi bombardieri alleati.
L’Ing. Andreas Epp progettò, verso
la fine della guerra, un velivolo circolare che combinava il sistema di
propulsione del Triebflügel con il principio brevettato da Coanda.
Questo velivolo, l’Omega Diskus, aveva un diametro
di 19 metri ed era sovrastato da un’elica bipala con un diametro di 22
metri che portava alle estremità due pulsogetti Pabst. Contenute
nella fusoliera erano otto ventole con eliche quadripale, mosse da motori
Argus As 8A da 80 CV. A bassa quota l’Omega Diskus si sarebbe comportato
come un moderno hovercraft. Dopo la guerra vennero pubblicate delle foto
del modello in scala 1/10 costruito per i test nella galleria del vento.
Il sistema di propulsione venne brevettato nel 1956.
Bibliografia:
J. Miranda, P. Mercado: The
Reichdreams Dossier n°10
German Circular Planes.
| A.S.6 V1 | Flügelrad I V1 | Flügelrad I V2 | Flügelrad II V1 |
| Flügelrad II V2 | Flügelrad II V3 | Flügelrad III | Aeromobile di Coanda |
| Triebflügel | Feuerball | Kugerblitz | Omega Diskus |